di Orenove

Premo il pulsante, la porta si apre, entro e spingo il tasto per il terzo piano di un vecchio palazzo d'uffici.
Sferragliare di meccanismi mal'oliati e si sale, piano piano.
Lo sguardo, anzichè a guardare lo specchio, sale sul neon che illumina l'ascensore. Tondo, flebile per lo sporco del vetro che lo copre , sembra più una ventola che emana calore.
Poi, mi concentro e guardo meglio, domandandomi quale mente malata può aver appiccicato la gomma da masticare sul vetro del neon.
Appiccicato, a dire la verità, non è la parola esatta. Direi, semmai, spalmato con cura, stendendo ben bene i lembi del chewingum a formare una bella chiazza che - se anzichè stare sul soffitto si trovasse sul pavimento - potrebbe ricordare uno sputo da record.
Trattandosi di un palazzo d'uffici, ho scartato mentalmente l'ipotesi di qualche adolescente cretino pronto a passare alla (sua piccola) Storia con un così eroico gesto. E mi sono interrogato sul possibile profilo psicologico dell'autore del gesto